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Avevo completato il giorno prima, dopo
più di un mese di saltuario lavoro, quest’arma progettata proprio su di
me.
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Non vedevo l’ora di testarla in acqua,
non avendo idea di come si sarebbe comportata.
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Altre volte mi ero avvicinato al mare con
armi autocostruite ed in qualche occasione non ne ero uscito contento.
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A volte il brandeggio, a volte la
potenza, a volte la galleggiabilità mi avevano lasciato per lo meno
perplesso e mi avevano portato a dover effettuare le dovute modifiche.
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Questa volta la situazione era diversa.
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Sapevo che in caso di qualche difetto,
difficilmente avrei potuto trovare la soluzione.
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La complessità dell’arma offriva pochi
margini di re-intervento.
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Con una certa emozione, indosso
rapidamente la muta e mi dirigo verso il porto. Appena giunto noto che
l’acqua si presenta abbastanza torbida per i miei gusti: al massimo 4-5
metri di visibilità.
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Carico tutta l’attrezzatura sulla mia
fida barchetta in vetroresina e mi sposto verso una zona per me poco
conosciuta, ma ridossata e con maggiore visibilità.
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L’obiettivo non è tanto quello di
prendere pesce, ma di testare l’arma.
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Appena arrivato sul posto, visibilità sui
10 metri, provvedo a battezzare lo Shark I.
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Lo appoggio delicatemente sull’acqua e lo
lascio libero di nuotare.
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Lo osservo.
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Il mare è calmo, olio.
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Ed il fucile rimane lì immobile
perfettamente equilibrato, nonostante le puleggie in accioio inox.
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Bene almeno non dovrò lottarci per
tenerlo sott’acqua.
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Mi immergo e imbraccio per la prima volta
Shark.
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Entriamo subito in sintonia.
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Effettuo la seconda fase del caricamento,
la prima l’avevo già effettuata sul bordo della barca.
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In acqua è ancora più agevole.
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Inserisco l’asta e fisso la sagola.
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Shark è pronto per colpire. Con l’asta
montata risulta perfettamente equilibrato e dotato ancora di quella
minima galleggiabilità che quando libero non lo fa affondare nel blu, ma
che appena invitato a scendere mi accompagna senza nessuno sforzo.
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Facciamo insieme la capovolta.
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Finora il test è superato a pieni voti.
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Ma ancora c’e’ molto da scoprire.
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In fondo è il battesimo pure per il
meccanismo di sgancio.
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Nuovo prototipo. Chissà come risulterà:
sarà abbastanza sensibile ?
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Faccio una serie di immersioni con lo
scopo di valutarne la manegevolezza.
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Mi ritrovo dopo un paio di tuffi a
scendere nel blu nella posizione di “blocco ascellare” a far ruotare
velocemente da destra a sinistra il fucile fin quasi a far vibrare, per
l’eccesiva velocità di rotazione, gli elastici tesi con una forza di
almeno 60 Kg e perfettamente appoggiati nelle apposite fresature.
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Mi guardo intorno alla ricerca di qualche
bersaglio mobile di degna taglia su cui effettuare il primo tiro.
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Solo saraghi, neanche troppo curiosi, e
tutti di piccole dimensioni.
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Dopo circa 30 minuti di inutile attesa,
mi decido a provare qualche tiro libero nel blu.
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Allineo il fucile, irrigidisco il braccio
e premo il grilletto.
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Grande sensibilità e poi ...... non mi
accorgo neanche che l’asta parte ad una velocità mai vista prima su un
mio arbalegno.
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Sparita letteralmente.
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Abituato a seguire con lo sguardo la
traiettoria degli altri fucili, non sono riuscito a percepirne la sua.
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Mi accorgo soltanto che la sagola, di
circa 5 metri, riceve a fine corsa un deciso strattone.
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Rimango per un momento ad osservare il
fucile scarico e poi un sorriso invade lentamente la mia maschera.
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Le aspettative erano buone, ma la prova
in acqua le ha superate tutte:
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POTENZA E MANEGEVOLEZZA.
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Continuo le mie infruttuose azioni di
pesca, a causa dell’assenza totale di pesce, alternando agguati tra gli
scogli, aspetti sul fondo, agguato seguito da aspetto.
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Nulla.
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Neanche l’ombra di un pesce degno di tale
nome.
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Sono trascorse circa 2 ore, ho effettuato
una diecina di tiri a vuoto per prendere confidenza con Shark.
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Ormai è tardi e devo rientrare.
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Rimuovo l’asta, ma non scarico gli
elastici.
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Rientro verso il porto. Felice ma con un
battesimo poco promettente : cappotto !!!
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No ....
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Shark ... deve appagare la sua fame.
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Oggi, adesso.
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Poco distante dal porto ci sono una serie
di scogli nel bassofondo: zona sfruttata, ma che in altre occasioni mi
ha già ripagato.
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La visibilità è poca 5 metri circa,anche
meno, ma un ultimo tuffo lo merita.
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Giù l’ancora, mi sposto di una trentina
di metri dalla verticale della barca, capovolta sui tre metri, mi
attacco al fondo.
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Mi sposto di qualche metro in avanti e mi
immobilizzo dietro un sasso.
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Un’ombra veloce appare subito alla mia
destra, circa 1,5 metri sopra di me e lontana almeno 3 metri.
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Sfila veloce, non faccio in tempo ad
identificarla bene.
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L’istinto ha la meglio su di me.
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Rotazione e sparo: l’asta è già partita
verso il pesce che si stava defilando nel torbido.
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Per un attimo rallenta la sua corsa,
l’asta è scomparsa nel torbido dietro il pesce.
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Io rimango ancora immobile e vedo il
pesce sparire.
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Non ho neanche il tempo di imprecare, che
la sagola entra in tensione.
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Per un attimo non capisco cosa sia
successo.
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Poi materializzo il tutto.
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La spigola è stata insagolata con una
tale potenza che l’asta sembrava aver mancato il pesce. Il pesce è stato
attraversato con una tale velocità, da non avvertire il colpo.
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Solo la sua fuga ha chiarito la dinamica.
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Non riesco a vedere bene il pesce, ma non
avendo visto come l’ho colpito decido di assecondare la sua fuga
nuotandogli dietro per qualche metro.
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Adesso lo vedo bene sotto di me mentra
cerca riparo tra gli scogli, è ben colpito, insagolato ed ora posso
iniziare con tutta calma il recupero.
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Viene dolcemente tra le mie mani.
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La afferro dalle branchie e la porto,
ancora insagolata, sulla barca.
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La libero e lei comincia a saltare sul
fondo di vetroresina.
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La ammiro.
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Pongo fine alle sue sofferenze e la
pulisco subito dopo.
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SHARK I ha catturato la sua prima preda,
al primo tiro.
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Fortuna ???
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Certamente un pò, tutto il resto potenza,
manegevolezza ed istinto.